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Alberto Ruggieri: illustrazione e arte tra pennello e computer. Dal libro “strumenti per comunicare” edito da Comunicazione italiana gennaio 2002

”- Le illustrazioni: un quadro, una copertina di un libro, una doppia pagina di rivista, una pubblicità, un manifesto, sono tutti strumenti di comunicazione. Quanto e in che modo, nella progettazione di un’illustrazione, influiscono queste diverse destinazioni? Ci sono regole differenti? Quali?
Non parlerei di regole. Diciamo che per quello che riguarda la forma esistono una serie di informazioni che riguardano la percezione visiva, che vanno dall’organizzazione del campo, alla teoria dei colori, ai rapporti che si creano tra le varie superfici tra varie forme geometriche ai significati simbolici e percettivi che differenti forme e colori hanno di per se stessi e in relazione fra loro. Queste sono informazioni teoriche sviluppate e codificate da vari studiosi della percezione visiva
( Arnheim, Kandisky, Itten Goethe solo per fare alcuni nomi). Sono cose che un artista, un grafico, un illustratore, possono conoscere per averle studiate e sperimentate o perché in qualche modo la loro sensibilità gliele fa “sentire”. Per quanto mi riguarda seguo i due modi. Quando utilizzo un rosso conosco, per averlo studiato, che tipo di emozioni suscita, e come l’occhio umano reagisce percettivamente, ma anche culturalmente, a questo determinato colore; lo stesso è , ad esempio , per l’uso di un triangolo, o di un campo lungo o di un primo piano. In una composizione entrano in gioco moltissimi elementi e conoscere gli effetti che provoca l’interazione fra loro è senz’altro utile, ma non basta. Altrimenti sarebbe sufficiente studiare per essere dei bravi grafici , dei bravi professionisti dell’immagine. C’è un momento nella creazione di un’immagine in cui entra in ballo qualcosa di molto più impalpabile e non codificabile e privo di regole: la personalità dell’autore, la sua cultura, la sua vita , il suo carattere , la sua sensibilità, le sue manie, il suo essere unico e differente da altri, quel qualcosa che in barba a tutte le leggi della percezione gli fa compiere scelte al posto di altre.
Ovviamente non bisogna dimenticare che l’immagine, a meno che non sia astratta, è costituita necessariamente da un contenuto e che anch’esso ha significati culturali e psicologici ed emotivi precisi: diverso effetto ci fa la visione di un fiore da quella di un coltello. E lo stesso coltello provoca in noi emozioni diverse se lo vediamo insanguinato oppure su una tavola accanto ad un piatto con forchetta e cucchiaio.
Allora ecco che dovendo progettare un’illustrazione per la copertina di un libro piuttosto che per una affissione pubblicitaria, o per una pagina interna ad una rivista dovrò comunque prima farmi le stesse domande: a cosa serve questa immagine? A quale pubblico è diretta? In che contesto e a quale distanza e in quanto tempo verrà vista ? Cosa devo dire con questa immagine? Devo solo richiamare l’attenzione o anche esprimere un mio commento, dare una mia lettura del tema in questione? Può essere sufficiente che l’immagine esprima una mia emozione? O deve avere un messaggio chiaro e non fraintendibile? Deve contenere
del testo? Ma anche: chi è il mio committente? Quali sono la sua cultura, i suoi gusti?

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