Quattro libri.
Quattro forme visive.
Non cerco una formula da applicare ai libri. Ogni volta parto dal testo, dal lettore e dalla natura dell’oggetto editoriale per capire quale forma visiva possa appartenergli.
Quattro progetti molto diversi per tono, formato e funzione: una storia paradossale, un classico fondativo, un libro terapeutico da usare e un racconto di memoria civile.

L’erba voglio
Una storia ironica e paradossale sul desiderio infantile di vedere realizzato immediatamente tutto ciò che si immagina.
Quando il protagonista riesce a coltivare la leggendaria “erba voglio” e ne mangia le foglie, ogni pensiero comincia a materializzarsi. Il gioco presto si rovescia: più cerca di non pensare a qualcosa, più quella cosa prende forma.
Con Stefano Disegni ho cercato un linguaggio altrettanto libero, spiritoso e un po’ corrosivo. Ho usato il digitale come terreno di sperimentazione sulla materia: superfici graffiate, segni, colori e grafica partecipano allo stesso tono del racconto.





Iliade
Per un mese mi sono immerso completamente nell’epica di una delle storie che stanno alle origini della cultura europea e occidentale.
Illustrarla per ragazzi significava entrare in un universo già sedimentato nell’immaginario collettivo — eroi, dèi, guerra, amore, perdita — cercando però una forma capace di renderlo nuovamente vivo.
Anche nel segno ho cercato di “anticare” le figure: profili, forme semplificate, colori e superfici materiche le allontanano dal presente e le portano verso una dimensione più archetipica, senza perdere la loro umanità.









La giusta distanza
Non un libro semplicemente illustrato, ma un libro da usare.
Ho lavorato a stretto contatto con la psicoterapeuta Anna Rita Verardo, occupandomi non solo delle illustrazioni ma dell’intero progetto grafico fino alla preparazione per la stampa.
Il formato orizzontale, gli ampi spazi bianchi, la carta adatta a matite e pennarelli e i diversi registri tipografici fanno parte del progetto quanto le immagini. Testi, esercizi e illustrazioni cambiano continuamente rapporto per accompagnare il bambino nell’esplorazione delle emozioni e dei legami.





Nonno, cos’è il sindacato?
Un dialogo fra un anziano sindacalista e suo nipote diventa un viaggio continuo tra presente e memoria: lavoro, diritti, migrazioni, scuola, dignità e Costituzione.
Di fronte a 160 pagine densissime ho proposto all’editore di rinunciare alle venti grandi tavole previste inizialmente e di distribuire invece le immagini lungo tutto il racconto. Il libro contiene così più di cinquanta illustrazioni, prevalentemente scontornate e di dimensioni diverse, pensate per entrare nel testo e accompagnarne il ritmo.
Il presente è a colori; i ricordi e gli episodi storici sono trattati in una gamma quasi monocroma. Quando il nonno compare nel passato, un elemento rosso lo accompagna come filo narrativo.

La parte storica è preceduta da una ricerca iconografica non marginale: fotografie e materiali d’epoca mi servono per ricostruire abiti, oggetti, ambienti e, quando necessario, volti reali con fedeltà al periodo.
Il disegno resta narrativo, ma non inventa arbitrariamente la storia: la forma visiva nasce anche dalla documentazione.








La forma cambia perché cambia ciò che deve raccontare.
Dal paradosso all’epica, dalla terapia alla memoria civile: il punto non è applicare uno stile a un testo, ma trovare per ogni libro il rapporto giusto tra immagine, voce, ritmo e lettore.