
Riza Psicosomatica
Un linguaggio visivo elaborato per una rivista di psicologia destinata al grande pubblico: metafore immediate, figure umane e immagini che non si fermano al disagio, ma lasciano intravedere una possibilità.
Un’identità visiva costruita nel tempo.
Collaboro con Riza dal maggio 2008, quando è stata pubblicata la mia prima copertina. Da allora realizzo ogni mese l’immagine di copertina, insieme alle illustrazioni per il tema del mese e per l’editoriale del direttore.
La continuità ha permesso di sviluppare una grammatica riconoscibile, pensata specificamente per la testata e per il suo pubblico. Questa selezione attraversa anni, temi e soluzioni diverse senza voler rappresentare l’intero archivio.
Regole precise, molte possibilità.
Riza richiede immagini positive e accessibili: non devono essere inquietanti o depressive e devono suggerire che, dentro un problema, esiste uno spazio di trasformazione.
Il disagio è presente, ma l’immagine non lo chiude mai in un vicolo cieco.
Il corpo diventa il luogo in cui emozioni, relazioni e trasformazioni prendono forma.
Palette vivaci e solari mantengono il tono aperto e leggibile.
Gli sfondi neutri possono estendersi per lasciare alla grafica e al testo lo spazio necessario.
Una grammatica, non una formula.
Le immagini sono presentate quasi tutte pulite, fuori dall’impaginazione, per lasciare emergere il linguaggio costruito per la rivista. Le didascalie riportano in forma sintetica il tema o il titolo a cui ciascuna illustrazione era legata.



























Nel contesto della rivista





Il linguaggio cambia con la testata. Il modo di pensare l’immagine resta.
In Riza la metafora deve essere immediata, luminosa e orientata alla trasformazione. La continuità del progetto nasce dall’equilibrio tra queste regole e la necessità di trovare, mese dopo mese, una nuova immagine.